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Cosa vedere alla Reggia di Caserta

Reggia di Caserta mappa

Attraversando gli sfarzosi corridoi della Reggia di Caserta potete respirare l’amore per l’arte, per il bello e per il lusso e siete circondai da un’atmosfera che vi lascia estasiati. E ve lo raccontiamo in questa guida dettagliata.

Vivi la meraviglia!” è il motto che capeggia sul sito della Reggia di Caserta, e non poteva essere più azzeccato: Il Palazzo Reale, il teatro di corte, il giardino inglese e la via dell’Acqua sono solo alcune delle meraviglie, volute da Carlo di Borbone e realizzate da Luigi e Carlo Vanvitelli, che vi racconteremo in questo articolo.

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Cosa è la Reggia di Caserta

La Reggia di Caserta è un vasto complesso monumentale che comprende un ricco patrimonio architettonico, artistico e naturale. Ne fanno parte il Palazzo Reale, il Parco Reale, il Giardino Inglese, il Bosco di San Silvestro e l’Acquedotto Carolino. La Reggia di Caserta è dal 1997 Patrimonio mondiale dell’umanità.

Cosa c’è da sapere sulla Reggia di Caserta?

Carlo di Borbone, re di Napoli, nel 1751 commissionò la realizzazione del progetto all’architetto Luigi Vanvitelli. Nell’audace versione di Carlo, la Reggia di Caserta doveva essere una nuova città della Corte, dei ministeri e delle alte istituzioni di cultura e giustizia, il simbolo del nuovo Stato borbonico, potente e grandioso, ma anche moderno ed efficiente. Non solo la costruzione di un palazzo, ma un’operazione territoriale che doveva caratterizzare il paesaggio e l’urbanistica del luogo prescelto.

La piana di Caserta con i suoi territori fertili, posta ai piedi dei monti Tifatini, ricchi di boschi e cacciagione, e non lontana da Napoli, fu individuata come il sito ideale per realizzare l’ambizioso programma di respiro europeo.

Quando Luigi Vanvitelli morì, nel 1773, il Palazzo era ormai terminato, ma le sale erano vuote e spoglie. La decorazione e l’arredamento degli Appartamenti Reali si protrasse per tutta la prima metà dell’Ottocento, sotto la guida di Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi, e di altri architetti che si avvicendarono nel grande cantiere della Reggia di Caserta.

Cosa vedere alla Reggia di Caserta

La Reggia di Caserta comprende il Palazzo Reale, il Parco Reale, il Giardino Inglese, il Bosco di San Silvestro e l’Acquedotto Carolino. Con le sue 1.742 finestre, 123 ettari di Parco Reale, 3 km di Via d’Acqua e oltre 200 specie botaniche nel Giardino Inglese, il Complesso si configura ancora oggi come motore di sviluppo per il territorio, promotore della diffusione di cultura e simbolo di bellezza nel mondo.

Palazzo Reale Reggia di Caserta

Il Palazzo Reale ha una pianta rettangolare di circa 47.000 m2 e un’altezza di 5 piani che sfiora i 40 m. Lo spazio interno è diviso da due bracci ortogonali che incrociano nel mezzo i corpi principali delle facciate. Questo incrocio dà origine a quattro imponenti cortili. Al primo piano, o “Piano Nobile”, erano gli Appartamenti, che Vanvitelli aveva suddiviso in “quarti” riservati ai vari membri della famiglia reale. Il Quarto del Principe ereditario, destinato agli ambienti privati, fu l’unico abitato dai Borbone a partire dal 1780, quando vi si insediò Ferdinando IV con la moglie Maria Carolina.
Il Quarto del Re, destinato agli ambienti di rappresentanza, fu completato intorno alla metà dell’Ottocento. Il Palazzo affaccia a sud su una grande piazza ellittica che un tempo accoglieva le adunate militari e i tornei, a nord sul Parco Reale, collegati tra loro da un suggestivo cannocchiale visivo.

Cannocchiale

Il pianterreno del Palazzo Reale è attraversato da una lunga galleria a tre navate, che taglia longitudinalmente i quattro cortili interni. La galleria centrale, destinata al passaggio delle carrozze, crea un cannocchiale prospettico che collega piazza Carlo di Borbone con il Parco Reale, inquadrando sullo sfondo la Via d’Acqua, un lunghissimo viale articolato in una successione di fontane, vasche e cascate artificiali che sembrano visivamente perdersi all’infinito, fino alla cascata di Diana e Atteone.

Scalone d’onore

Sintesi perfetta tra classicismo e scenografia teatrale barocca, lo Scalone d’Onore è il cuore del Palazzo. La rampa centrale, vigilata da due leoni in marmo, simboli della forza delle armi e della ragione, si divide in due rampe laterali che conducono agli Appartamenti Reali. Sulla parete di fondo si stagliano tre sculture: la Maestà Regia di Tommaso Solari al centro, affiancata a sinistra dal Merito di Andrea Violani e a destra dalla Verità di Gaetano Salomone, rappresentazioni delle virtù che il buon sovrano deve possedere. Sulla volta dello Scalone, affrescata da Girolamo Starace Franchis con la Reggia di Apollo, si disponevano i musicisti per accogliere trionfalmente il corteo reale.

Vestibolo Inferiore

A metà della Galleria, perno centrale e punto di snodo del Palazzo Reale, si apre il vestibolo inferiore di forma ottagonale, con prospettive scenografiche sui quattro cortili interni e accesso allo Scalone d’Onore. Il vestibolo accoglie quattro statue di marmo a soggetto classico, eseguite dal 1759 al 1773 da Andrea Violani e Tommaso Solari. Nella nicchia a sinistra si trova una quinta statua di età romana, tra le più grandi dell’antichità: è un Ercole a riposo alto 3 m, proveniente dalle Terme di Caracalla.

Teatro di Corte

Ideato in una fase successiva alla progettazione del Palazzo, il Teatro di Corte fu inaugurato nel 1769, in occasione del Carnevale, da Ferdinando IV e Maria Carolina, che vi fecero allestire numerosi spettacoli. La sala ha la classica forma a ferro di cavallo, con cinque ordini di palchi riccamente decorati con putti e festoni da Gaetano Magri e un sontuoso palco reale. Il portale del palcoscenico si apre sul Parco Reale, creando una suggestiva scenografia naturale. Al centro della volta si trova l’affresco Apollo che calpesta il pitone di Crescenzo La Gamba. Le scenografie furono dipinte da Antonio Joli.

Vestibolo Superiore

Speculare rispetto al vestibolo inferiore ma illuminato da quattro vetrate che danno sui cortili interni, il vestibolo superiore è il punto focale dove i bracci mediani si incontrano, dando origine a prospettive mutevoli e scenografiche. Da qui si accede alla Cappella Palatina e agli Appartamenti Reali. La struttura ottagonale, con le volte a botte che si intersecano, è sorretta da colonne ioniche in marmo rosato e sovrastata da una grande cupola a cassettoni obliqui in forma di spirale.

Cappella Palatina

La Real Cappella Palatina fu realizzata nel 1777 da Carlo Vanvitelli su progetto del padre. Simile nell’impianto a quella di Versailles, fu inaugurata alla presenza del re Ferdinando IV nella notte di Natale del 1784. Marmi a figure geometriche ornano come un prezioso tappeto il pavimento un tempo dipinto. La volta a cassettoni, ricca di intagli e stucchi, è ricoperta in gran parte in oro zecchino. I bombardamenti del 24 settembre 1943 provocarono danni ancora visibili quale drammatico monito, e la perdita di pregevoli arredi sacri e dipinti. L’unica tela superstite è la pala d’altare con l’Immacolata Concezione, attribuita a Giuseppe Bonito.

Sala del Trono

È la sala più ampia del palazzo, lunga circa 40 m, destinata alle pubbliche udienze. I lavori, iniziati nel 1811 con l’architetto Pietro Bianchi, furono completati soltanto nel 1845, in occasione del VII Congresso Internazionale delle Scienze voluto da Ferdinando II. Il fasto della corte borbonica è esibito dall’abbondante uso dell’oro nelle decorazioni, che comprendono i ritratti dei Re di Napoli sull’architrave e gli stemmi delle Province del Regno. Sul fondo della Sala del Trono è collocato il trono in velluto celeste. La volta affrescata da Gennaro Maldarelli rappresenta La posa della prima pietra del Palazzo il 20 gennaio 1752.

Sala di Astrea

Insieme alla Sala di Marte, che la precede, Sala di Astrea è un’anticamera di gusto neoclassico che introduce il Quarto del Re. La decorazione della sala fu commissionata da Gioacchino Murat all’architetto Antonio De Simone. Il nome deriva dalla mitica dea della giustizia raffigurata nel dipinto sulla volta, opera di Jacques Berger, e in uno dei gruppi di altorilievi in stucco dorato che occupano le pareti brevi. Era destinata alle attività diplomatiche.

Sala delle Quattro Stagioni

Sono le quattro anticamere del Quarto del Principe ereditario, così chiamate per gli affreschi allegorici che ne adornano i soffitti, ad opera di Antonio de Dominicis e Fedele Fischetti. L’arredo fisso in bianco e oro fu realizzato da Gennaro Fiore e Bartolomeo di Natale dal 1780 al 1784. La Sala della Primavera e la Sala dell’Inverno, rispettivamente la prima e l’ultima lungo il percorso, ospitano i quadri di Jakob Philipp Hackert, paesaggista di fama europea nominato pittore di corte da Ferdinando IV.

Terrae Motus

In seguito agli eventi sismici che devastarono la Campania e la Basilicata nel 1980, il gallerista napoletano Lucio Amelio chiamò a raccolta i maggiori artisti contemporanei internazionali per commemorare la tragedia con una rassegna che avesse lo scopo di creare “un terremoto continuo dell’anima”. La mostra fu esposta a Boston, a Ercolano e a Parigi, prima di essere donata alla Reggia di Caserta nel 1993. Attualmente le opere della collezione sono esposte, a rotazione, negli Appartamenti Reali.

Biblioteca Palatina

Voluta da Maria Carolina d’Asburgo, moglie di Ferdinando IV, la Biblioteca Palatina comprende due sale di lettura e tre sale di consultazione, che raccolgono oltre quattordicimila volumi tra i più significativi della cultura europea e napoletana, a cui si aggiunsero nell’Ottocento le acquisizioni di Gioacchino Murat e poi di Ferdinando II. Nella Terza Sala si trovano gli affreschi di ispirazione classica eseguiti nel 1782 dal pittore tedesco Heinrich Friedrich Füger. Allo stile neoclassico contribuiscono i vasi settecenteschi della Fabbrica Giustiniani, esemplati sui reperti di Pompei ed Ercolano.

Presepe della Reggia di Caserta

I Borbone erano appassionati dell’antica tradizione presepiale, tanto da allestire ogni anno un grande presepe nella Reggia di Caserta a cui concorrevano, oltre agli artigiani di corte, gli stessi sovrani. L’attuale Presepe Reale, allestito nel 1988 nella Sala Ellittica, utilizzata in origine come teatrino domestico, ricalca il modello del presepe voluto nel 1844 da Ferdinando II e progettato dal pittore Giovanni Cobianchi. Le vestiture dei pastori costituiscono un documento prezioso per la storia del costume dell’epoca.

Parco Reale Reggia di Caserta

Il Parco Reale, parte integrante del progetto presentato dall’architetto Luigi Vanvitelli ai sovrani, si ispira ai giardini delle grandi residenze europee del tempo, fondendo la tradizione italiana del giardino rinascimentale con le soluzioni introdotte da André Le Notre a Versailles.

Il progetto del Parco Reale

I lavori, con la delimitazione dell’area e la messa a dimora delle prime piante, iniziarorno nel 1753, contemporaneamente a quelli per la costruzione dell’Acquedotto Carolino, le cui acque, dalle falde del Monte Taburno, avrebbero alimentato le fontane dei giardini reali. Il giardino formale, così come oggi si vede, è solo in parte la realizzazione di quello che Luigi Vanvitelli aveva ideato: alla sua morte, infatti, nel 1773, l’acquedotto era stato terminato ma nessuna fontana era stata ancora realizzata. I lavori furono completati dal figlio Carlo, il quale, pur semplificando il progetto paterno, ne fu fedele realizzatore, conservando il ritmo compositivo dell’alternarsi di fontane, bacini d’acqua, prati e cascatelle.

Giardino Inglese

Nel Giardino Inglese della Reggia di Caserta presunte rovine e statue d’origine archeologica si legano alle entusiasmanti scoperte di Ercolano e Pompei. Un’eccezionale varietà di piante esotiche testimonia dell’interesse dei Borbone per la botanica. Appena oltre l’ingresso, due statue cinquecentesche provenienti dalle antiche proprietà dei principi Acquaviva accolgono il visitatore, introducendolo in un ambiente dalla forte carica onirica.

Il Giardino inglese è un giardino massonico con elementi simbolici – statue e edifici – che costituiscono le tappe del percorso iniziatico che l’adepto doveva compiere in una sequenza prestabilita. L’ambiente naturale con declivi, specchi d’acqua e vialetti nasconde il credo massonico della Regina Maria Carolina.

Obelisco

Al limite meridionale del Giardino Inglese, nei pressi del Tempietto e dell’antico labirinto, si trova un monumento ignoto ai più. L’Obelisco lega le sue origini alle trasformazioni dei decenni successivi all’occupazione francese. Le sue forme, di derivazione egizia, si compongono di un corpo affusolato, concluso da una punta detta pyramidion. Elemento decorativo molto diffuso, si lega a una lettura mistica degli spazi del Giardino Inglese.

Tempietto

Nella parte più bassa del parco, un intricato boschetto di lecci nasconde un piccolo tempio circolare. Ispirato al tempietto della Sibilla di Tivoli, quest’edificio neoclassico deve le sue origini a Ferdinando IV. Intorno al colonnato del tempietto fu realizzato un labirinto di siepi di bosso, oggi perduto.

Cappella Gotica

Edificata verso il 1840, la Cappella Gotica si trova alla fine del Viale dei Cipressi del Giardino Inglese. Questi alberi, così come la cappella stessa, hanno un significato funerario che viene ribaltato dai simboli presenti sulla facciata. L’architettura della Cappella si lega alla riscoperta ottocentesca dello stile gotico.

Le serre

Fin dalla sua origine, l’impulso dato all’attività vivaistica fece del Giardino Inglese un importante centro di sperimentazione botanica, noto in tutta Europa. Alle due serre settecentesche si aggiunse poco lontano la Serra Grande, progettata nel 1863. Nei pressi delle serre, il roseto e le cosiddette “scolle” delle camelie accolgono un’importante collezione floreale, che offre il meglio di sé dal mese di dicembre a maggio. Le serre sono oggetto di un intervento di restauro e attualmente chiuse al pubblico.

Piramide

Costeggiando il perimetro del Giardino Inglese, poco oltre l’Aperia, una piccola Piramide si nasconde sulla sinistra tra la vegetazione. Da qui, un canale oggi interrato porta l’acqua alla Fontana del Pastore e in seguito al Bagno di Venere. Un’apertura dà accesso a un piccolo ambiente oscuro che contribuisce all’atmosfera mistica del monumento. Completata nel 1828, la Piramide si lega alle tradizioni della Massoneria.

Casa del Giardiniere

Nota anche come Palazzina Inglese, la Casa del Giardiniere fu progettata e fatta costruire da Carlo Vanvitelli tra il 1790 e il 1794. Il piano terra era utilizzato dalla corte come luogo di ricevimento. Il primo piano ospitava gli appartamenti dal botanico John Andrew Graefer, incaricato dalla regina Maria Carolina della realizzazione del Giardino Inglese, su suggerimento di Sir William Hamilton. Le cantine servivano invece come luogo di conservazione delle semenze.

Tempio Italico

Percorrendo il Giardino Inglese verso nord, nei pressi dell’Aperia, le presunte rovine del Tempio Italico ricordano l’entusiasmo settecentesco per la scoperta di Ercolano e Pompei. Questi finti resti archeologici si ispirano ai templi dorici di Paestum. In un’ambientazione di gusto romantico, le architetture ottocentesche affiancano due bassorilievi antichi.

Aperia

Nel 1805, l’area che Luigi Vanvitelli aveva destinato a bacino di raccolta delle acque fu adibita all’allevamento delle api e alla produzione del miele. Nel 1826, con la costruzione dell’attuale emiciclo neoclassico, l’Aperia fu trasformata in serra. Oggi, durante la stagione estiva, ospita una ricca rassegna di concerti e spettacoli. Nella nicchia centrale, una statua femminile di origine archeologica in marmo policromo, detta Flora, accoglie il visitatore.

La Via d’Acqua e le fontane del Parco Reale

Oltre il Bosco Vecchio si susseguono le sei fontane della Via d’Acqua. Dalla Fontana Margherita fino al Torrione del Monte Briano, un percorso in leggero pendio esprime la ricercatezza e l’eleganza di Vanvitelli, coerenti allo spirito delle grandi residenze europee. Fiancheggiati da alberate di lecci sagomati e boschetti di querce, i diversi bacini sono concepiti per essere tutti ben visibili dal vestibolo d’ingresso del Palazzo Reale. Tra una fontana e l’altra, sezioni di prato evitano che si crei una sovrapposizione visiva tra le vasche e i gruppi statuari. Dopo la Fontana Margherita il visitatore si imbatte nella Fontana dei Delfini. Seguono la Fontana di Eolo, la Fontana di Cerere, la Fontana di Venere e Adone e infine la Fontana di Diana e Atteone.

Cascata e Torrione

La cascata costituisce un elemento fondamentale nella gestione idrica del Complesso della Reggia di Caserta. Dal suo culmine, le acque dell’Acquedotto Carolino vengono distribuite verso il Palazzo, il Parco Reale e il Giardino Inglese. Sette rampe per lato permettono di raggiungere un belvedere, confinante con il Bosco di San Silvestro. Qui, Luigi Vanvitelli aveva previsto la costruzione di una coffee house. Mai realizzata, lasciò il posto a un suggestivo padiglione a grotta in stile rustico: il Torrione.

Fontana di Venere e Adone

12 vasche, così come sono 12 i mesi dell’anno, portano alla Fontana di Venere e Adone. Le balaustre delle vasche alludono alla caccia: sono ornate da teste di cinghiale, lupo, ariete e orso. Circondata da ninfe, puttini e cani, la dea Venere trattiene il giovane Adone, pregandolo di non inoltrarsi nel bosco. A sinistra, un cinghiale si volge minaccioso verso l’osservatore. Come narrato nelle Metamorfosi di Ovidio, il dio Marte, nei panni dell’animale, ucciderà Adone per gelosia.

Fontana di Diana e Atteone

Oltre una balaustra ornata da 12 sculture, si trova l’ultima fontana della Via d’Acqua: la Fontana di Diana e Atteone. Un bacino ellittico, delimitato da finti scogli, raccoglie l’acqua della cascata del Monte Briano. Atteone, a sinistra, fugge dopo aver sorpreso Diana al bagno. La Dea, furente, punisce il giovane cacciatore trasformandolo in cervo: irriconoscibile, verrà sbranato dai suoi stessi cani.

Fontana del Pastore

A nord-est del Giardino Inglese si trova una fontana animata da tre statue di marmo disposte intorno a una vasca circolare. L’elemento scultoreo principale, un pastore rappresentato nell’atto di suonare un aulos a due canne, proviene dagli antichi giardini Acquaviva.

Peschiera

È un bacino artificiale di grandi dimensioni all’interno del Bosco Vecchio. Era destinato alle simulazioni di battaglie navali e arrembaggi, divertissement molto amato dal re Ferdinando
IV.

Lago, Tempio Diruto e Casa dei Cigni

Alimentato dal canale che lo lega al Bagno di Venere, il Lago del Giardino Inglese è animato da una vegetazione rigogliosa. Un tappeto di ninfee circonda due isolette. Sulla maggiore si trova il Tempio Diruto. Detto anche “Tempiotto”, è un edificio di ispirazione antica, dotato di un pronao volutamente in rovina. Capitelli corinzi e rocchi di colonne d’origine archeologica completano un’architettura dal gusto romantico. Iniziato nel 1793, l’edificio risulta completato nel 1798. Presso il Lago, il secondo isolotto ospita la Casa dei Cigni: un piccolo padiglione con volta a calotta semisferica edificato verso il 1840.

Criptoportico

Secondo un progetto del 1787, Carlo Vanvitelli concepì il Criptoportico in modo da illudere gli ospiti dei regnanti di trovarsi in un’area di scavi archeologici, sul luogo di un antico ninfeo romano. Questo suggestivo spazio a galleria si affaccia sul Bagno di Venere, dando vita a una delle più affascinanti vedute del Giardino Inglese. All’interno, sotto una volta a cassettoni squarciata da finte crepe e falsi crolli, sono esposte statue d’origine realmente archeologica, provenienti dalla Collezione Farnese. Una Venere, Esculapio e varie figure togate si aggiungono a un sarcofago monumentale in marmo pavonazzetto proveniente dalla Villa Farnesina di Roma.

Bagno di Venere

Lo specchio d’acqua su cui si affaccia il Criptoportico ospita una Venere in marmo di Carrara, ispirata al celebre modello classico dell’Afrodite accovacciata. Scolpita da Tommaso Solari nel 1762 fu collocata qui verso il 1840. Alle spalle della statua, un’apertura offre al visitatore un punto di vista privilegiato, dando vita a un intimo dialogo con la dea. Le acque che la circondano scaturiscono dalla base di un albero di Tasso monumentale e da alcune cascatelle connesse alla Fontana del Pastore. L’ambiente fresco e umido del Bagno di Venere accoglie rare felci e capelvenere, oltre che varie specie di pesci e gamberi di fiume.

Visitare la Reggia di Caserta

La Reggia di Caserta è aperta al pubblico per la visita tutti giorni: è chiusa il martedì, il 1° gennaio e il 25 dicembre salvo aperture straordinarie. Le visite sono possibili dalle 8:30 alle 19:30, l’ultimo ingresso è alle 18:15. Sempre consigliabile prenotare la vostra visita.

Bosco Vecchio e Via d’Acqua sono visitabili sino alle 16:30, mentre la chiusura del Giardino Inglese è alle 15:30 (orari di febbraio 2023). Il Teatro di Corte è aperto solo il Sabato e la Domenica.

Quanto costa il biglietto per la Reggia di Caserta?

Il biglietto per la visita della Reggia di Caserta ha il costo di 14 euro (più 1 euro di prevendita). Visita il SITO UFFICIALE per tutte le opzioni e la vendita. La biglietteria è in piazza Carlo di Borbone. E’ aperta dalle 8:30 alle 18:30.

Quanto tempo occorre per visitare la Reggia di Caserta?

Secondo il sito della Reggia di Caserta il tempo stimato per visitarla è di 2 ore e 30 minuti (solo per gli Appartamenti Reali). Quindi considerate circa tre ore, più il tempo per visitare il Parco Reale. Potete raggiungerlo sia a piedi che con il pulmino che vi aspetta all’inizio del parco (e che ha un costo di 5 euro).

Reggia di Caserta pianta mappa

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