Costituita da un centro storico di aspetto complessivamente medievale, Melfi fu la prima capitale della dominazione normanna nel sud Italia e, nel periodo svevo, uno dei luoghi di residenza di Federico II. Famosissimi i vicini Laghi di Monticchio e la Sagra della Varola.
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Storia di Melfi


Melfi, città delle Costituzioni di Federico II, è ancora racchiusa entro la cinta muraria, dominata dalla mole imponente del Castello. Giace su una collina che le ha conferito il carattere di fortezza militare e quel fascino tipico di un antico borgo medievale. Severa nel suo impianto urbano risalente al periodo normanno-svevo, la città offre emergenze architettoniche ricche di storia, contornate dalle bellezze naturali del Vulture e dei Laghi di Monticchio.
Nel punto in cui la Basilicata si incunea tra la Campania e la Puglia, su un colle vulcanico, alle pendici nord orientali del Monte Vulture, sorge Melfi. Posta a 532 metri sul livello del mare, ha un territorio con superficie di 205,15 kmq. Confina con i comuni di Lavello, Rapolla, Rionero in Vulture, in provincia di Potenza; con Aquilonia, Lacedonia e Monteverde, in provincia di Avellino; con Rocchetta S. Antonio, Ascoli Satriano e Candela, in provincia di Foggia.
La grandezza e l’importanza storica di Melfi ebbe inizio con i Normanni, i quali, arrivarono nel Sud intorno al 999, al comando di Giliberto e Rainulfo Drengot, trovando un regno politicamente frammentato e disunito. Ciò gli permise di tentare la costruzione di un regno unitario. Melfi, all’epoca dei Normanni, era già una fiorente città di frontiera le cui fortificazioni erano ritenute inferiori solo a quelle di Bari. Nel 1037, Nicola, arcivescovo di Canosa, ne aveva elevato la Chiesa a vescovado.
Nel 1041 inizia la dominazione normanna di Melfi: nell’autunno del 1042, i nuovi conquistatori convocarono nella città un parlamento generale, nominando Guglielmo Braccio di Ferro primo Conte di Puglia e dividendosi le terre conquistate. Melfi fu dichiarata città-comune. Ogni capitano vi costruì il proprio palazzo, facendo di essa la capitale della nuova contea.
A Roberto, detto il Guiscardo, si deve il potenziamento delle mura di Melfi, la prima cattedrale e la dotazione di rendite al vescovado. Nel 1059 il papa Niccolò II, convocò il primo Concilio di Melfi con lo scopo precipuo di sottrarre la Chiesa al potere tedesco e ridarle quella libertà d’azione ormai perduta.
Il ruolo di Melfi, quale retroterra della conquista, è ribadito dalla convocazione nella città dei successivi quattro Concili. Di particolare importanza, il terzo, che venne proclamato nel 1089 da Urbano II. Ed é a Melfi che istituisce la “Lega Santa” e dà inizio alla predicazione per la Prima Crociata. Nel quarto Concilio (1101) papa Pasquale II concede a Melfi il privilegio di dipendere direttamente dalla Diocesi di Roma ed ai Vescovi di essere consacrati in perpetuo dal Pontefice. Ai Normanni succedettero gli Svevi, e Federico II scelse Melfi come luogo della sua residenza estiva. A Melfi egli allocò la sede della “Camera del Regno”, dell’Archivio e della Corte dei Conti. Con la fine degli Svevi, Melfi assunse un ruolo di semplice spettatrice nelle vicende del Regno.
Cosa vedere a Melfi
Castello normanno di Melfi


Edificato dai normanni, è uno dei più noti della Basilicata e uno dei castelli medievali più rappresentativi del meridione. Roberto il Guiscardo vi confinò la prima moglie Alberada, ripudiata per sposare Sichelgaita di Salerno. Federico II promulgò qui le Costituzioni di Melfi. Con l’avvento degli angioini il castello subì radicali restaurazioni e fu nominato nel 1284 residenza ufficiale della moglie di Carlo II d’Angiò, Maria d’Ungheria. Gli Aragonesi affidarono il castello prima alla famiglia Caracciolo e poi al principe Andrea Doria, i cui discendenti lo mantennero fino al 1950.
Museo archeologico nazionale del Melfese
Ubicato nel castello di Melfi, il Museo custodisce testimonianze archeologiche rinvenute nella zona del Vulture riguardanti le popolazioni indigene della preistoria, dei periodi dauno, sannita, romano, bizantino e normanno.
Inaugurato nel 1976, è organizzato in tre sale al piano terra del Castello. Nella prima sala si possono rimirare reperti preistorici come pugnali, pietre lavorate, ceramiche decorate e diversi materiali dell’età del Bronzo. Nella seconda sono collocati due corredi appartenenti a tombe principesche, armi di bronzo e ferro e vasellame d’argilla e bronzo. La terza e ultima sala raccoglie reperti del periodo neolitico, dell’età del Bronzo e dell’età del Ferro rinvenuti nei comuni lucani di Lavello e Banzi.


Il reperto più importante del museo è il cosiddetto Sarcofago di Rapolla (negli studi archeologici più noto come Sarcofago di Melfi), monumento proveniente dall’Asia Minore, risalente al II secolo d.C. e rinvenuto verso la metà dell’Ottocento. È caratterizzato da figure inserite in una struttura architettonica sui lati lunghi e con il ritratto della defunta giacente sul coperchio. Fino alla fine degli anni settanta il sarcofago si trovava nel Palazzo del Vescovado.
Da menzionare anche alcuni dipinti appartenuti ai Doria, nominati principi di Melfi nel 1531 dal re di Spagna ed imperatore Carlo V d’Asburgo. I dipinti attualmente nel museo melfitano sono relativi ad una serie di scene di caccia che alcuni studiosi ritengono opere secentesche di ambito fiammingo, altri di fattura italiana e settecentesche, una grande tela raffigurante il territorio melfese e, nella cappella del Castello, una crocifissione di scuola fiamminga del tardo Cinquecento.
Cattedrale di Melfi


Il Duomo di Melfi, che risponde al nome ufficiale di cattedrale di Santa Maria Assunta, è il monumento religioso più importante del Centro Storico di Melfi. Nel gennaio del 1958 papa Pio XII l’ha elevata alla dignità di Basilica Minore e a ricordo di ciò, nella navata di sinistra, è stata collocata una lapide con incisa la bolla papale.


Progettata da Noslo di Remerio, iniziò ad essere costruita nel 1076 per volere di Roberto il Guiscardo, sebbene altre fonti attestano la data d’inizio nel 1153, sotto l’ordine di Guglielmo I di Sicilia. Del suo passato normanno è rimasto ben poco per via dei terremoti e dei ripetuti restauri che hanno reso il suo attuale aspetto prettamente barocco


Fa eccezione il campanile, eretto nel 1153 per ordine di Ruggero II, il quale conserva ancora uno stile romanico normanno. L’interno ha pianta a croce latina e tre navate, sormontate da un soffitto a cassettoni dorati e da una cupola di forma piramidale a otto facce.


Possiamo osservare all’interno della cattedrale i resti del matroneo della vecchia cattedrale romanica come una parte di un arco sulla parete destra della facciata, una particola in alto all’altezza del transetto, probabile accesso al vecchio matroneo romanico e le colonne della navata centrale in pietra che appartengono, insieme ad alcuni inserti come archi, al vecchio edificio romanico normanno.
Porta Venosina
Era uno dei 6 ingressi della città. La Porta Venosina di Melfi risale al XIII secolo. E rappresenta, inoltre, un piccolo capolavoro architettonico. La singolare porta ha una forma ogivale, mentre le torri circolari risalgono al XV secolo.
Palazzi e piazze di Melfi

Molto interessanti sono i palazzi d’epoca, le piazze ed i vicoli in roccia nel cuore cittadino, tra le anse della piazza Umberto I, Piazza Duomo e Piazza del Mercato. Angoli in pietra e piccole stradine, infatti, meritano una tappa quando sceglierai di visitare Melfi. Nel centro storico sono collocate varie statue di bronzo che raffigurano figure umane.


Tra i palazzi nobiliari, degni di nota sono: Pierri, Araneo, Lancieri, Severini, Pastore, e Aquilecchia. Da vedere anche il palazzo Vescovile in piazza Duomo, sede del museo Diocesano. Qui sono custoditi oggetti preziosi dell’antica diocesi di Melfi. Un manufatto molto raro, e interessante, è rappresentato da una Pietà in pietra del 1400.
Villa Comunale di Melfi


Nel 2022 è tornata a splendere la Villa Comunale di Melfi. Al centro di questa piccola oasi verde, che costeggia il centro storico e la zona nuova, spicca la statua dell’economista, politico, saggista e antifascista italiano Francesco Saverio Nitti, nativo di Melfi.
Laghi di Monticchio e Vulture

Il Vulture è un vulcano spento situato nella parte settentrionale della provincia di Potenza, in Basilicata. La montagna, che raggiunge i 1 326 m di altitudine, sorge in posizione nord, nord-est rispetto ai monti Santa Croce (1.407 m), Pierno (1.268 m), Caruso (1.228 m) e Costa Squadra (1.342 m), dai quali è separata dalla Fiumara di Atella, affluente del fiume Ofanto.
Da novembre 2017 fa parte del Parco Naturale Regionale del Vulture.

I versanti dell’edificio vulcanico sono interamente ricoperti da una fitta e rigogliosa vegetazione favorita dalla naturale fertilità dei terreni che si sviluppano da rocce vulcaniche. Immersi in uno scenario verdeggiante, a un’altitudine di circa 660 m s.l.m., si distendono i due laghi di Monticchio, tipici laghi vulcanici occupanti il principale cratere dell’edificio vulcanico esistente durante la sua fase finale di attività.
Sagra della Varola


La Sagra della Varola di Melfi è uno degli eventi autunnali più attesi della Basilicata, giunta quest’anno alla 63ª edizione! Questo weekend lungo di festa celebra la castagna del Vulture, meglio conosciuta come Marroncino del Vulture, una varietà di castagna apprezzata per la sua dolcezza e qualità unica. L’evento trasforma il centro storico di Melfi in un grande bosco autunnale, dove potrai vivere un’esperienza immersiva tra sapori autentici e tradizioni locali.

